giovedì 1 gennaio 2015

Pane del buon anno

Buon anno a tutti!!! Cosa si mette in tavola il primo giorno dell'anno?
Difficile decidersi. Si è reduci dal cenone della notte precedente, storditi dalla mancanza di sonno per non dire altro, improvvisamente assunti alla forma di zombie che si aggirano per casa all'alba delle 13. Che si fa? Eppure qualcosa si  prepara, qualcosa che sia buono, bello, e abbia anche un significato. Sì, le feste parlano anche attraverso il cibo, parlano soprattutto attraverso il cibo quando al momento i linguaggi con cui ci si intendeva fino ad un attimo prima, sembrano ingarbugliarsi, confondersi.
Nel corso degli anni, nel periodo delle feste, ho imparato a controllare il mio sempre vivo desiderio di sperimentare in cucina. Sono giorni di tregua in cui faccio tacere il frusciare delle pagine di libri e riviste per rifugiarmi in ciò che più conosco, i piatti della tradizione, della tradizione di casa mia, i piatti che si susseguono ad ogni Natale, Pasqua e festa che si rispetti, per dirmi "Siamo qui, ti stavamo aspettando".
In questi giorni non ci sono piatti estrosi o innovativi.
Semplicemente ci sono piatti che al solo vederli ti strizzano l'occhio perché ti riconoscono e sanno che tu li riconosci. Non sono troppo "alti" e questo ti permette di sentirti a tuo agio, adeguato.
Parlano e ti spiegano per l'ennesima volta, perché spesso te lo dimentichi, come la magia, il sacro, siano nei cibi e negli ingredienti più semplici, segreto di tutti i miracoli che le mani esperte sanno poi comporre in cucina.
I riti sono una meravigliosa invenzione che ci permette di dare ordine, ritmo, armonia alle nostre vite. Ci permettono di risparmiare tempo, di spargere rassicurazione. Certo, oggi non ci saranno novità a tavola, la mamma non si lancerà in pietanze dai colori non codificati o dagli aromi troppo oltre Emilia. La mia famiglia sa che troverà un bel brodo di cappone, i cappelletti, il piatto dei bolliti, i ciccioli, la frutta secca e, proprio oggi, l'uva, perché mangiare tre chicchi d'uva il primo dell'anno, porta bene, anzi porta benissimo.
Qualcosa però volevo fare. Il primo giorno dell'anno si respira aria di pulizia, di essenzialità.
Anche il cielo oggi lo racconta con il suo pungente, terso, azzurro.
Allora vada per ciò che è essenziale, ciò che da solo compone una tavola, che è così buono da essere usato per indicare  la migliore delle persone, che è, o dovrebbe essere, patrimonio di tutti, che parla un linguaggio universale nelle sue mille declinazioni, che va onorato nel modo di mangiarlo e custodirlo, il cibo la cui presenza sulla mensa è segno di benedizione del cielo e di lavoro onesto.
I nostri vecchi insegnano.
Buon anno. Mettiamo in tavola il pane.


PANE DEL BUON ANNO





600 g farina 0
50 g olio evo delicato
10 g sale
370 g di acqua
1 bustina di lievito liofilizzato
2 cucchiaini rasi di zucchero
semi e spezie a piacere


Mettere nella ciotola della planetaria l'olio, il sale, la farina, lo zucchero, il lievito e azionare. Impastare aggiungendo gradatamente l'acqua tiepida. Formare una palla, porla in una terrina, ricoprire con pellicola da cucina e far lievitare circa un'ora. Riprendere l'impasto, porzionarlo in quattro parti, comporre i numeri che formano l'anno in corso. Porre i pani su una teglia ricoperta di carta da forno, pennellare i pani con poco olio evo, cospargere con le spezie e i semi scelti, nel mio caso paprica dolce, finocchio, sesamo bianco, papavero. 










Coprire con un canovaccio e far lievitare altri 20 minuti, mentre il forno si riscalda per raggiungere i 180° di temperatura. Cuocere per circa 20 - 25 minuti. Buon anno di cuore, nutriamoci di cose semplici. E non solo a tavola. 






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